lunedì 11 aprile 2011

(CONVEGNO 9 APRILE) QUALE FUTURO PER I CENTRI SOCIALI? INTERVENTO DI GIAMPIERO PETRELLI, PRES. DEL CENTRO SOCIALE FERRIERA

Da sinistra a destra: Marcello Bigerna (Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Terni), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO), On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Giampiero Petrelli (Presidente Centro Sociale Ferriera)

Da sinistra a destra, Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente Centro Sociale Matteotti), Giampiero Petrelli (Presidente Centro Sociale Ferriera)

Da sinistra a destra: Marcello Bigerna (Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Terni), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO e Presidente C.S. Il Rivo), On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S. Matteotti), Giampiero Petrelli (Presidente Centro Sociale Ferriera)

Da sinistra a destra: On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Giampiero Petrelli (Presidente Centro Sociale Ferriera)

Quale Futuro per i Centri Sociali?
Dipende, se vogliamo essere ottimisti oppure realisti, è come dire il falso ed il vero!
Un primo scoglio che dovrà superare il popolo dei Centri Sociali, di certo sarà quello delle minori disponibilità economiche da parte degli entri territoriali, e non solo, spesso capita che a fronte di pur limitate disponibilità finanziarie queste vengono dirottate per altre iniziative e scopi che poco hanno con il sociale.
E noi non siamo da meno, capita di presentare progetti ed attività che sulla carta riusciamo a dimostrare di valenza unica poi, in pratica, si rivelano dei veri flop, o addirittura non producono alcun risultato tangibile per l'utenza.
"I Centri sociali", ma siamo certi che possiamo chiamarli così? Che cosa hanno di sociale questi centri che sono scatole chiuse, solo per un'utenza particolare e definita... gli anziani! Già il nome ce lo dice: Centri Sociali per Anziani! Personalmente non mi ci ritrovo, non voglio che siano solo per anziani, tutti dobbiamo batterci per aprirli alla cittadinanza, giovani, donne, bambini, famiglie, ecc...; qualcuno penserà che voglia fare delle forzature, voglia cambiare una situazione acquisita ma, se non facciamo questo, a mio avviso, dureremo poco.
Se ci guardiamo intorno, vediamo un'esperienza di recente costituzione, l'oratorio presso la parrocchia di San Giuseppe qui, vicino a noi, ha aperto gli spazi a tutti, senza distinzione... ha fatto centro, centro nel vero senso della parola, ogni giorno giovani ed anziani, mamme e bambini si ritrovano insieme e costruiscono insieme i loro spazi secondo le varie tendenze e necessità.
Cambiano le nostre abitudini, anzi, ampliano le nostre prospettive, a me piacerebbe che centri come il mio, la Ferriera, che hanno spazi intorno, possano essere punto di aggregazione per la città, pensavamo a spazi giochi protetti per i più piccoli, che fossero a vista dei nonni, delle mamme, dove passare delle ore in tranquillità tra varie generazioni e ritrovare quel legamo che mai deve essere dimenticato tra giovani e anziani.
Abbiamo pensato ad aprire il centro in modo che venisse utilizzato tutte le ore del giorno e, perché no, anche della notte! E' difficile? Non credo se solo lo volessimo!
I bei tempi del boom economico ci hanno lasciato queste strutture, ogni giorno crescono i costi, le responsabilità, le incombenze amministrative di gestione, sembra quasi che intorno ad essi si costruisca ogni giorno qualcosa di nuovo per farli chiudere!
Poi, e mi rivolgo ai nostri amministratori, non possiamo vederci togliere di continuo spazi per ripianare debiti, o dare qualche contentino; i nostri volontari, magari non più troppo arzilli, possono permetterci di gestire giardini, piazze, sale, ecc... con modesta spesa e grande resa in quanto, essi, non hanno orario e sono più vigili degli omonimi in divisa.
E non solo coloro che non vivono la nostra esperienza ci danno contro, tra noi stessi esiste quel conflitto tendente a creare distanze; abbiamo formato un Coordinamento per essere più incisivi con l'esterno, e non riusciamo a metterci d'accordo nel suo interno, ognuno tira l'acqua al suo mulino, quote di iscrizione diverse, attività che si sovrappongono e si duplicano, assenza completa di interscambio di notizie e quasi inesistente la collaborazione!
Questo non significa che i centri stiano fermi, che non facciano nulla, vuol dire però essere poco operativi e poco presenti sul territorio.
Abbiamo delle attività che senza dubbio ci distinguono, in primo luogo il ballo che comunque raccoglie il favore di moltissimi anziani, poi il gioco variegato delle carte e da ultimo le attività turistiche che con viaggi e incontri conviviali raccolgono notevole interesse e non mancano inoltre le iniziative di mutuo soccorso verso i meno fortunati.
Non è poco ma c'è altro! Proviamo a pensare come far ritrovare qualche valore ai nostri figli, proviamo a pensare a come far stare insieme i giovani con gli anziani, le donne con gli uomini, senza creare barriere di sesso, di età ed oggi anche di origine e religione; è molto difficile, ma il Centro Sociale è proprio questo; dovrebbe essere prima Centro di Aggregazione.
Nella recente assemblea del Cesvol dissi, e qualcuno mi guardò male, dal momento che non ci sono più soldi, almeno si dia la possibilità ai centri di fare attività senza tanta burocrazia, i nostri coordinamenti, l'ANCeSCAO nazionale. ecc..., con la loro forza rappresentativa cerchino soluzioni ai nostri problemi, dovuti alla questione fiscale, a quelli della gestione delle nostre attività interne quali bar, cucine, gite, che noi possiamo e dobbiamo gestire solo con volontari e non con personale dipendente, pensiamo, ancora alla sicurezza dei nostri centri per i quali noi, presidenti, siamo "datori di lavoro" e quindi responsabili! Ma noi siamo volontari e per di più temporanei in quanto eleggibili; non siamo imprenditori.
Credo che i nostri centri possano aiutare ed in qualche caso sostituirsi agli enti territoriali per attività di supporto alle problematiche sociali, allora perché non renderci più partecipi nell'organizzazione dei programmi a breve e lungo termine.
Un ultimo accenno vorrei rivolgerlo ai colleghi presidenti, una volta per tutte mettiamoci seduti intorno al tavolo del coordinamento, che sia però quello vero, quello dove ognuno di noi, con le proprie caratteristiche e nel rispetto della propria autonomia sia di supporto all'altro in un contesto di sviluppo e crescita.
Grazie per avermi ascoltato e buon lavoro.

Giampiero Petrelli,
Presidente del Centro Sociale Ferriera