lunedì 31 gennaio 2011

CENTRI SOCIALI ANZIANI, QUALE FUTURO? - Atti preparatori del Convegno

L'Assemblea dei Presidenti dei Centri Sociali ANCeSCAO del Comprensorio di Terni-Narni-Amelia, ha votato all'unanimità la relazione "CENTRI SOCIALI ANZIANI, QUALE FUTURO?" presentata dal Coordinamento Comprensoriale.
Tale relazione sarà il punto di partenza di una discussione molto più ampia che dovrà interessare tutti i Centri Sociali del territorio per una rivalutazione del loro ruolo e della loro funzione e del ruolo e della funzione stessa del Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO.

"CENTRI SOCIALI ANZIANI, QUALE FUTURO?
I problemi degli anziani sono molteplici, crescono le famiglie di anziani soli ed emerge il problema delle condizioni di salute precarie, delle malattie croniche, della disabilità, e di servizi sanitari non sempre adeguati e presenti, ma, nonostante questo, il cittadino anziano può continuare ad operare all'interno di quella stessa società che lo ha visto attivo e partecipe del mondo produttivo, perché esso può ancora costituire una risorsa ed essere portatore di esperienze e di valori e diventare utente e protagonista nel mondo dell'associazionismo e del volontariato.
Sono molte le persone anziane con buone condizioni di salute e, soprattutto, con capacità intellettive sufficienti per partecipare attivamente ai processi evolutivi della società, seppur complessa come quella che oggi stiamo vivendo.
Le istituzioni nel riformare lo stato sociale devono saper utilizzare le disponibilità e le potenzialità che l'anziano offre.
Tenendo conto dell'importanza primaria delle istituzioni pubbliche, alle quali le varie associazioni non debbono sostituirsi ma essere di supporto, vanno incentivate tutte le iniziative che possono contribuire, sul territorio, all'articolazione di una rete di servizi in grado di rispondere alle attese dei cittadini, dando al variegato mondo dell'associazionismo e del volontariato precise regole relative alla qualità dei servizi offerti, salvaguardando le specifiche professionalità degli operatori culturalmente preparati a tali attività.
Riconsiderare la figura dell'anziano è inevitabile, anche perché le nuove generazioni, se perdesseroil contatto con le proprie origini, avrebbero un mondo nel quale i valori sarebbero sovvertiti da una tecnologia sempre più incombente e da una cultura sempre più massificata e di bassissimo livello.
Se a tutto questo aggiungiamo una futura ridotta disponibilità economica, l'unica conseguenza sarà che l'anziano verrà considerato solo come un peso per la società.
Per questo dobbiamo pensare ad un mondo in cui anziani e giovani siano protagonisti attivi con pari diritti e pari dignità ed in cui il divario generazionale sia vissuto in modo non conflittuale, ma equilibrato, gettando le basi per una politica equa per gli anziani che sia utile ad offrire alle nuove generazioni un futuro migliore e più sicuro.
Partendo da queste considerazioni e tenendo conto che i Centri Sociali affiliati ANCeSCAO nel nostro Comprensorio Ternano-Amerino-Narnese sono 29, con circa 6.800 iscritti, appare evidente che, in questa fase di congiuntura per tutti, soprattutto per le famiglie a basso reddito, per i pensionati, per i lavoratori che perdono il posto di lavoro, per le famiglie al cui interno è presente un disabile o una persona malata, non si possa iù restare insensibili, occorre incrementare lo sforzo per dare un contributo fattivo, utilizzando al meglio il tempo disponibile dei nostri Soci per contribuire al miglioramento della qualità della vita di tutti, sviluppando metodologie di lavoro a rete che consentano di elaborare proposte comuni su temi specifici tali da consentire una sicura razionalizzazione delle risorse.
Occorre effettuare un'attenta analisi delle risorse esistenti per riorganizzare, innovare, razionalizzare le attività rivolte agli anziani, e non solo, attraverso i Centri Sociali esistenti, gli enti locali, le Associazioni tutte, coordinare, concentrare e dislocare le varie attività, non sovrapporre, non ripetere, non frazionare, ma accorpare laddove le strutture consentono di ottimizzare al meglio, risorse economiche e umane, individuare tutte le attività possibili che permettano di realizzare introito da utilizzare in attività sociali, senza dover sempre e comunque chiedere contributi alle istituzioni, tentando di essere autonomi economicamente, anche attraverso una razionalizzazione severa delle spese.
Gli anziani sono depositari di antiche culture e tradizioni che, a causa dei cambiamenti avvenuti nella nostra società, vanno scomparendo, per questo occorre valorizzare e mettere a disposizione l'enorme patrimonio di saperi e di esperienze di vita presenti nei nostri Centri Sociali, attraverso l'insegnamento di vecchi mestieri, di attività artigianali, che invece potrebbero contribuire al mantenimento di una cultura che non deve assolutamente andare perduta; l'anziano è col suo bagaglio culturale, l'anello di raccordo tra il passato e il futuro, a questo scopo si potrebbe creare la "banca dei mestieri" dove i nostri Soci volontari potrebbero dare la loro disponibilità, sia per insegnare ai giovani, stabilendo un rapporto con le scuole del nostro territorio, sia per effettuare piccoli interventi di manutenzione a favore di persone anziane in evidenti difficoltà economiche.
Si potrebbe pensare inoltre di affidare ai nostri volontari il controllo e la manutenzione dei piccoli parchi e dei giochi pubblici sparsi sul nostro territorio, che spesso versano in evidente stato di degrado, in modo tale da poter portare i propri bambini in luoghi sicuri e piacevoli e, laddove possibile, si potrebbero impiantare nei pressi dei Centri Sociali veri e propri parchi divertimento per i più piccoli, dove poter giocare sotto la sorveglianza dei propri genitori e la vigilanza discreta dei nostri volontari.
Alcuni Centri Sociali sono da sempre attenti ad aumentare il livello di salute e di benessere dei propri Soci e dei Cittadini del proprio territorio attraverso l'attività fisica, ottenendo ottimi risultati, ma ora che la Regione ha presentato il Piano Regionale di prevenzione della salute, occorre che il nostro Comprensorio ne sia convinto sostenitore per una forte sensibilizzazione, verso tutta la popolazione, sui temi della prevenzione della salute della terza età e, guardando ai nostri giovani che troppo spesso perdono la vita anche nelle strade del nostro territorio, promuovere la cultura della sicurezza e la prevenzione degli incidenti.
A tale proposito si potrebbe istituire una commissione che sia espressione delle varie Associazioni interessate al progetto, che possa interloquire con la nostra ASL territoriale e con le forze dell'ordine preposte al controllo della sicurezza stradale ed organizzare un vero e proprio itinerario della prevenzione della salute e della sicurezza mirato e continuo, favorendo incontri formativi periodici presso le strutture dei nostri Centri Sociali.
Tutti i giorni viviamo vicino ai nostri giovani, ai nostri figli, ai nostri nipoti, ma alla vicinanza fisica spesso non corrisponde altrettanta vicinanza di idee, di vedute, di interessi; i nostri giovani restano lontani e distanti.
Pur nella normalità della differenza di età, che in parte giustifica tale comportamento, dobbiamo sforzarci di colmare la distanza tra noi e loro, dobbiamo trovare un punto comune su cui impostare un cammino che ci porti a capire ed essere capiti, mettendo a disposizione, dove possibile, le strutture dei Centri Sociali per organizzare incontri, facilitando la costruzione di relazioni di fiducia tra le generazioni.
L'attuale modo di considerare le persone in categorie (bambini, giovani, anziani) e programmare iniziative per ciascuna fascia di età spesso porta alla mancanza di comunicazione tra generazioni ed a creare sovrastrutture relazionali.
A questo si aggiunge il fenomeno della presenza di numerose persone di etnie diverse, con abitudini, religioni, culture, esigenze ed aspettative di integrazione sociale, alle quali potremmo aprire le porte delle nostre strutture, cercando di migliorare quelle condizioni di isolamento che spesso sono costrette a sopportare, attraverso scambi di conoscenze di usi e costumi della nostra e della loro civiltà.
Sempre e più spesso queste persone sono coloro che accudiscono i nostri anziani non più autosufficienti, con loro dovremmo interloquire mettendoli in condizioni di maggiore serenità possibile, insegnando loro la nostra lingua e aiutandole a risolvere i piccoli problemi quotidiani che incontra chi è lontano dal proprio paese.
Compito principale dei Centri Sociali è sicuramente quello di mettere a disposizione persone capaci di portare solidarietà a quelle persone meno fortunate, bisognose di aiuto, che purtroppo la società di oggi non aiuta a sufficienza; l'aspettativa di vita è cresciuta (oltre 78 anni per gli uomini, oltre 84 per le donne) ma di pari passo crescono le patologie che rendono meno autosufficiente la popolazione anziana, per questo occorre preparare ed organizzare i nostri volontari attraverso corsi di formazione mirati e continui, mettendoli in condizione di portare assistenza qualificata e responsabile, in questo settore non è possibile improvvisare, come attualmente spesso accade.
Le donne dei nostri Centri Sociali sono una presenza rilevante, se non superiore a quella degli uomini, ma spesso a tale rilevanza non corrisponde altrattanta presenza nei nostri Organismi direttivi, anzi non rispecchi assolutamente l'impegno che le donne profondono nelle attività rivolte ai nostri soci ed ai cittadini del nostro territorio la loro conoscenza della vita, l'esperienza nell'affrontare quotidianamente i problemi all'interno della propria famiglia, nei luoghi di lavoro, nella società; la loro disponibilità verso gli altri è sicuramente fattore di crescita qualitativa della nostra organizzazione.
Un ruolo più determinante e determinato delle donne è fondamentale per sfatare quel comportamento maschilista che, troppo spesso, è presente nei nostri Centri Sociali, per ricercare e trovare quegli spazi necessari dove poter dialogare, confrontarsi, progettare, intrattenersi nel rispetto di quele regole etiche indispensabili per assicurare una corretta via associativa a tutti.
Sarebbe auspicabile la costituzione, anche a livello Comprensoriale, di un "Coordinamento Donne" che possa rappresentare la realtà locale ed interagire a livello regionale e nazionale.
In conclusione, questa relazione vuole stimolare una discussione più approfondita e più qualificata che dia inizio ad un percorso virtuoso e propositivo, che possa andare verso una rivalutazione del ruolo e della funzione dei Centri Sociali sul territorio trasformandoli in "Centri Polifunzionali di Socializzazione" aperti a tutti e che assegni al Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO quel ruolo determinante ed incisivo, necessario per una politica sociale che, fermo restando la giusta autonomia di ogni singolo Centro, vada verso un obiettivo comune sviluppando quel serio lavoro a rete che ormai non è più rinviabile, pena la sopravvivenza dei Centri stessi."

domenica 23 gennaio 2011

COS'E' L'ANCeSCAO

L'ANCeSCAO (Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti) è una associazione democratica, apartitica che agisce in totale autonomia, non pone alcuna discriminazione di carattere politico, religioso, sociale, di razza, di colore o nazionalità d'origine (Art. 4 dello Statuto), senza finalità di lucro.
Associazione di promozione sociale riconosciuta ufficialmente dal Ministero dell'Interno con il D.M. n. 559/C.4749.12000.A (113) del 4 marzo del 1994 quale "Ente nazionale a finalità assistenziali".
E' iscritta all'Albo Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale al n. 35.
Ad essa aderiscono 1.210 Centri soiali e Culturali per Anziani (al dicembre 2006) dislocati in tutte le zone del Paese con oltre 350.000 soci aderenti.
12 marzo 1990: nasce l'Associazione con atto del notaio dr. Pasquale Candito di Bologna, quale Coordinamento Nazionale dei Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti. Il nome orti p stato inserito nella denominazione in quanto al Coordinamento possono aderire i Comitati di gestione delle zone ortive assegnate alle persone anziane dagli Enti locali.
4 marzo 1994: il Ministero dell'Inteno decreta che l'Associazione Nazionale dei Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti, in quanto riconosciuta ente a carattere assistenziale, è ammessa ad avvalersi delle disposizioni di cui all'art. 3, sesto comma, lettera E, della legge 25 agosto 1991, n. 287.
7 dicembre 1997: viene emanato il decreto legge 460, che nel ridisegnare le norme tributarie attribuisce agevolazioni fiscali individuando due nuove figure giuridiche: le associazioni di promozione sociale e le onlus.
8 dicembre 2000: viene emanata la legge 383, che disciplina le associazioni di promozione sociale. Questa legge definisce più compiutamente la nuova persona giuridica (già individuata nel decreto legge 460/97), la disciplina civilmente, detta le regole per il riconoscimento di queste associazioni, attribuendo altre agevolazioni.

Clicca qui per scaricare lo Statuto Nazionale ANCeSCAO (approvato dall'Assemblea Nazionale a Pesaro il 7 ottobre 2010)

Gli organi istituzionali
L'attività dell'Associazione si sviluppa a livello territoriale tramite i Coordinamenti Regionali e Provinciali.
Gli organi dell'Associazione sono:
  • l'Assemblea Nazionale dei delegati
  • il Consiglio Nazionale
  • il Comitato delle Regioni
  • l'Esecutivo di Presidenza
  • il Presidente Nazionale
  • il Presidente del Consiglio Nazionale
  • il Collegio dei Revisori
  • il Collegio dei Probi Viri
Sono Soci tutte le persone iscritte ai Centri Sociali Anziani, costituiti in Associazioni e Comitati, presenti nei diversi territorio, operanti nella maggior parte in convenzione con gli Enti Locali.
I Centri Sociali Anziani e i Comitati Anziani sono in realtà autogestite, ove viene offerto un importante contributo sociale di mutuo volontariato, rivolto quindi in modo prioritario agli stessi associati, al contrario delle onlus che propongono i propri servizi a favore di terzi.

Organigramma:
Presidente Nazionale Lamberto Martellotti
Vice Presidente Gianfranco Lamperini
Tesoriere Angelo Formica
Presidente Consiglio Franco Milani
Vice Presidente Ivonne tordini
Membri Esecutivo Gianni Artini, Angelo Formica, Gianfranco Lamperini,  Lamberto Martellotti, Arnaldo Picchetto, Renzo Tasselli, Natale Zanchi

Gli obiettivi dell'ANCeSCAO
Fine principale è quello di aiutare gli anziani a vincere la solitudine e l'emarginazione proprie della vecchiaia, causa dell'acceleramento del decadimento psicofisico delle persone non più giovani.
Scopo dell'Associazione è di:
  • coordinare, collegare e stimolare le iniziative e le attività degli organi aderenti;
  • promuovere, a tutti i livelli, iniziative di difesa della pace, dell'ambiente e per una nuova qualità della vita;
  • fornire tutte le iniziative tendenti a realizzare attività culturali, ricreative, artistiche, ginnastica di mantenimento, turismo, soggiorni, cure termali, coltivazioni orti e altre attività che possono favorire e consolidare la socializzazione degli anziani.
L'esperienza ortiva

Le zone ortive costituiscono un elemento non secondario né marginale della nostra associazione, non soltanto perché lo Statuto prevede che i vari comitati di gestione degli orti possano aderire all'ANCeSCAO, ma soprattutto in quanto le zone ortive rappresentano una importante forma di aggregazione e di lotta al decadimento della qualità della vita.
Ci sono sicuramente esperienze diversificate a seconda di dove sorgono le zone ortive, ma riferendo delle notizie riferentesi alla zona di Bologna crediamo di non andare molto lontani da un quadro di riferimento globale.
A Bologna l'esperienza degli orti nasce negli anni 1980 e 1981 con i seguenti obiettivi:
  • evitare l'isolamento dell'anziano;
  • contribuire a mantenerlo autosufficiente;
  • permettergli un sano impiego del tempo libero;
  • facilitargli occasioni d'incontro, di discussione e di vita sociale.
Il terreno dei vari orti era e rimane di proprietà comunale. La gestione dei vari appezzamenti è tuttora affidata agli anziani in pensione. Oggi, dopo oltre venticinque anni di esperienza le aree ortive sono circa 20 per un totale di 3000 orti.
Inizialmente, quando gli orti nacquero, gli assegnatari erano prevalentemente ex contadini, ex braccianti che a seguito dell'industrializzazione degli anni Cinquanta e Sessanta erano emigrati dalle campagne verso la città per lavorare nelle fabbriche e, al momento del pensionamento, avevano ricercato in città, attraverso la cura dell'orto, un ritorno alle origini.
Oggi gli ex agricoltori non superano il 6% degli assegnatari, mentre gli altri sono ex operai, tecnici, impiegati, commercianti, casalinghe, poliziotti, carabinieri, informatici.
Un rilevamento datato 2005 suddivide così l'età degli assegnatari:
  • circa 20% hanno meno di 60 anni;
  • circa 20% hanno meno di 60 anni;
  • circa il 30% ha oltre 70 anni.
Esiste un apposito regolamento (elaborato dal Coordinamento provinciale ANCeSCAO di Bologna in piena collaborazione con l'Assessorato alle politiche sociali del Comune) che prevede:
  • una Assemblea annuale per ogni zona ortiva per eleggere il Presidente e il Comitato e per discutere il bilancio;
  • l'uso esclusivo di concimi organici;
  • le regole per un opportuno risparmio idrico;
  • le disposizioni per combattere la zanzara tigre;
  • la conduzione dell'orto come un arredo urbano.
Per completare il quadro e nel contempo ampliarlo a tutta la Provincia si può notare:
  • che in 23 Comuni è maturata l'esperienza degli orti che hanno raggiunto complessivamente quasi le 3000 unità;
  • che orti con analoghe tipologie ci sono anche in Umbria, Toscana, Puglia e Lombardia;
  • che le donne rappresentano circa un terzo del totale degli assegnatari.
I Centri Sociali autogestiti dagli anziani
I Centri sono sorti prevalentemente per consentire che le persone anziane potessero da un lato aggregarsi e dall'altro socializzare. La caratteristica che distingue la nostra esperienza da altre similari è l'autogestione e il totale volontariato di chi presta la propria opera per il funzionamento del Centro stesso.
Se vogliamo analizzare più profondamente la natura dei Centri, possiamo notare che a queste due primarie finalità si sono progressivamente aggiunte la solidarietà verso i propri coetanei, un'attenzione sempre più consapevole alla conservazione della propria salute, una ricerca di una qualità di vita più elevata. Tuttavia, nella fase iniziale, il carattere della solidarietà è sempre stato orizzontale, ossia verso i Soci.
Successivamente (e questo costituisce un elemento qualitativo di crescita di non poco conto) si è passati da una solidarietà orizzontale ad una verticale, ponendo attenzione agli altri, ai loro bisogni e al modo più adeguato per poterli in qualche modo alleviare. Questa qualificazione si è poi accompagnata con una sempre maggiore attenzione alle tematiche culturali e alla collaborazione con le altre Associazioni del territorio.
Oggi, sia pure con le dovute differenze legate sia alla dimensione che alla potenzialità dei singoli Centri, si può dire che le attività portanti siano:
  • l'aggregazione, che rimane un elemento fondamentale per non lasciare l'anziano nella propria solitudine;
  • la socializzazione, ossia lo stare insieme per realizzare un sia pur minimo progetto (dalla partita a carte al consumo delle crescentine, dal ballo popolare al gioco della tombola, dal gioco degli scacchi a quello del biliardo);
  • la cura della propria salute, sia fisica coi corsi di ginnastica dolce che mentale con vari corsi di ginnastica della mente;
  • l'informazione medica, con apposite conferenze sull'alimentazione e sulle modalità di condurre la propria vita programmate unitamente a varie Associazioni;
  • la prevenzione, che costituisce il miglior antidopo nei confronti delle malattie;
  • la conservazione della memoria, tramite dapprima la raccolta di testimonianze ed immagini del passato (dai mestieri scomparsi a come si svolgeva la vita economica di un tempo, dai fotoconfronti tra angoli attuali e quelli di una volta ai giochi che si facevano), poi attraverso la pubblicazione di volumi che tramandassero la vita di un tempo;
  • l'arricchimento culturale, dai corsi di pittura alla frequentazione teatrale, dai gruppi di lettura alla visione di film per approfondire particolare tematiche, dalla pratica teatrale alle palestre di scrittura (queste attività trovano in parte il coinvolgimento anche delle scolaresche del territorio);
  • il turismo etico e solidale, tramite gite, gemellaggi e soggiorni che sappiano unire al giusto desiderio di trascorrere momenti sereni l'opportunità di coltivare la conoscenza dei costumi, delle usanze e della storia culturale e sociale delle località ospitanti;
  • il rapporto intergenerazionale, attuato con modalità diversissime a seconda dei Centri coinvolti, teso a consolidare quel legame tra generazioni che da un lato garantisce la conservazione della memoria e dall'altro rinsalda gli indispensabili rapporti di continuità affettiva e sociale;
  • l'attenzione alla solidarietà, manifestata concretamente attraverso la gestione di attività il cui utile viene investito in progetti sempre più mirati a coinvolgere anche le Istituzioni per dare un maggior risalto e peso al nostro intervento (alcuni esempi recenti sono stati l'avviamento di un posto di pronto soccorso in Kosovo, una scuola nel Chiapas, un punto di primo soccorso in Afghanistan, una dotazione di strumenti agricoli per i "senza terra" brasiliani, l'ospitalità ai bambini di Cernobyl, le donazioni fatte sia all'ANT che alla Lega contro i Tumori, il progetto di ricostruzione di un villaggio e delle attrezzature per la pesca dopo lo tsunami);
  • la conservazione di alcune attività artigianali, dal ricamo alla cucina, con una particolare attenzione alla costruzione di bambole di pezza, sia le "Pù" che le Pigotte per l'UNICEF;
  • la conoscenza e il rispetto per le altre culture, in altri termini una politica dell'accoglienza capace di favorisce il sempre più corretto inserimento dei "nuovi cittadini".
Diritti e Doveri
Diritti dei Centri:
  • di godere della loro autonomia nello svolgimento dell'attività sociale nei limiti e nel rispetto delle leggi, delle norme di autoregolamentazione (Statuto e Regolamento), delle convenzioni e degli accordi con le Istituzioni locali;
  • di ricevere da parte del Coordinamento provinciale un'adeguata informazione ed assistenza sugli aspetti gestionali della loro attività;
  • di concorrere, attraverso la presenza di loro rappresentanti negli organi statutari, a determinare le linee guida dell'associazione a livello provinciale, regionale e nazionale;
  • di avvalersi dell'apporto dei Coordinatori di zona per sostenere e diffondere le iniziative sviluppate su base territoriale.
Doveri dei Centri:
  • di assicurare nello svolgimento delle proprie attività il rispetto delle normative, delle convenzioni e degli accordi con le Istituzioni locali, ispirandosi ai principi della democrazia, della suddivisione delle competenze, dei comportamenti etici, della solidarietà e dell'accoglienza;
  • di garantire il rispetto delle linee di indirizzo politico-gestionale e delle indicazioni tecnico-operative espresse dalle Commissioni e dal Coordinamento;
  • di favorire la partecipazione dei soci alla vita associativa e al funzionamento delle strutture e degli organi interni;
  • di sviluppare un ampio e continuo rapporto con enti, istituzioni ed altre associazioni del territorio;
  • di agevolare i Coordinatori di zona nella loro attività di raccordo;
  • di garantire la piena regolarità e trasparenza della gestione sia operativa che amministrativa;
  • di sviluppare un'adeguata informazione sulle finalità e sulle attività del Centro.
Diritti dei Soci:
  • di avere libero accesso alle sedi dei Centri e di partecipare a tutte le attività da questi promosse (qualora non siano riservate espressamente agli iscritti di un singolo Centro);

  • di richiedere un programma diversificato delle attività che possa coprire il più ampio raggio di interessi, esigenze e bisogni;

  • di esercitare la facoltà da un lato di far parte degli organi direttivi, d'altro canto di contribuire con suggerimenti e proposte relative alla sempre migliore formazione dei programmi;

  • di essere puntualmente e costantemente informati sulle attività svolte dal Centro e sui principali atti adottati dal Comitato di gestione.


  • Doveri dei Soci:
  • di partecipare attivamente alla vita associativa, sia con la presenza alle Assemblee che dando adesione alle varie iniziative, assicurando la propria collaborazione attiva come volontario;

  • di contribuire con forme di liberalità, in aggiunta alla quota sociale, alla costituzione delle risorse finanziarie necessarie per il pieno funzionamento del Centro;

  • di intrattenere rapporti corretti e leali nei confronti dei dirigenti, degli operatori e degli altri soci del Centro;

  • di usufruire delle attività e dei servizi del Centro nel rispetto sia degli ambienti che degli strumenti in essi contenuti.