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ANCeSCAO - IL TUO CENTRO, LA TUA CASA

lunedì 11 aprile 2011

(CONVEGNO 9 APRILE) INTERVENTO DI NADIA BIFOLCHETTI, CENTRO SOCIALE "FERRIERA"

Da sinistra a destra: Lorenzo Gianfelice (Presidente A.S.C.R. Guglielmi onlus e "Rete Sociale Guglielmi"), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO e Presidente C.S. Il Rivo), On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Nadia Bifolchetti (iscritta Centro Sociale Ferriera)

Nadia Bifolchetti (iscritta Centro Sociale Ferriera)

Da sinistra a destra: On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Nadia Bifochetti (iscritta C.S. Ferriera)

Da sinistra a destra: Lorenzo Gianfelice (Presidente A.S.C.R. Guglielmi onlus e "Rete Sociale Guglielmi", Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO e Presidente C.S. Il Rivo), On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Nadia Bifolchetti (iscritta Centro Sociale Ferriera)

Occorre fare una profonda riflessione sui motivi per i quali, in questo momento, stiamo toccando uno dei più bassi profili del percorso di valutazione delle donne e del raggiungimento effettivo della parità di genere.
Recentemente è stato inviato un forte messaggio culturale, che ha bisogno - ora e subito - di dare una risposta decisa, a quella del 13 febbraio, alle donne di tutti i ceti, alle donne che hanno dato tutto alla famiglia, al lavoro, alla società.
Nei nostri Centri Sociali, le donne sono una presenza rilevante se non superiore a quella degli uomini, ma troppo spesso non corrisponde altrettante presenza nell'organizzazione a tutti i livelli, mortificando così l'impegno che le donne profondono nelle attività rivolte ai soci ed ai cittadini tutti.
Nonostante questo siamo disponibili a collaborare con tutti quei soci "maschi" affinché si possano realizzare tutte quelle iniziative rivolte al miglioramento della qualità della vita per tutti ed in particolare verso chi è meno fortunato di noi.
Per realizzare i nostri progetti abbiamo bisogni di trovare spazio condiviso nelle nostre strutture, dove poter incontrarsi, dialogare, progettare ed intrattenersi, nel rispetto delle regole comuni, tali da assicurare una vita associativa dignitosa per tutti.
A tale proposito, nello specifico del Centro Sociale Ferriera, chiediamo con forza il rinnovo della convenzione per l'utilizzo degli spazi della nostra struttura in modo tale che, anche attraverso una ristrutturazione, possa essere garantito lo svolgimento delle numerose attività che i circa 600 soci ci chiedono, senza preclusione a nessuno.
Le idee e le proposte sono molte e spesso troviamo una strada piena di ostacoli, ma state certi che sapremo essere determinate e con la forza della convizione raggiungeremo i nostri obiettivi, la recente elezione nel direttivo del CeSVol di due donne, una alla presidenza ed una, sua vice, conferma che le donne sono intellettualmente in grado di occupare posizioni di dirigenza.
Condividiamo la proposta di costituire un coordinamento donne anche a livello comprensoriale e portare il nostro contributo fattivo e costruttivo per rafforzare il ruolo del coordinamenti, necessario a sviluppare un serio lavoro a rete che vada verso una rivalutazione ambiziosa dei centri sociali.
Chiediamo, infine, con forza e determinazione, che questo convegno sia l'inizio di un percorso rispettoso delle indicazione che scaturiranno dal dibattito e non diventi invece, un inutile documento da mettere agli atti.

Nadia Bifolchetti,
Centro Sociale Ferriera

(CONVEGNO 9 APRILE) DOBBIAMO APRIRCI ALLA SOCIETA': INTERVENTO DI LORENZO GIANFELICE, PRESIDENTE DELL'A.P.S. "RETE SOCIALE GUGLIELMI" E DELL'A.S.C.R. "GUGLIELMI" ONLUS

Da sinistra a destra: Lorenzo Gianfelice (Presidente A.S.C.R. Guglielmi onlus e "Rete Sociale Guglielmi"), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO e Presidente C.S. Il Rivo), On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO)

Da sinistra a destra: Lorenzo Gianfelice (Presidente A.S.C.R. Guglielmi onlus e "Rete Sociale Guglielmi"), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO e Presidente C.S. Il Rivo), On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO)

da sinistra a destra: Lorenzo Gianfelice (Presidente A.S.C.R. Guglielmi onlus e "Rete Sociale Guglielmi"), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti)

Da sinistra a destra: Lorenzo Gianfelice (Presidente A.S.C.R. Guglielmi onlus e "Rete Sociale Guglielmi"), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO e Presidente Centro Sociale Il Rivo)

Se le attività aggregative e di socializzazione e quindi, in generale, quelle di promozione sociale, possono rappresentare le principali e, in qualche caso, prevalenti finalità dei Centri Sociali che aderiscono ad ANCeSCAO non possiamo dimenticare che queste non sono le uniche e, in qualche associazione, quelle prevalenti.
Ogni Centro Sociale è diverso dall'altro sia per dimensione che per potenzialità perché ogni singolo Centro deve necessariamente adeguarsi al contesto sociale in cui si trova ad operare.
Il Guglielmi, ad esempio, nel corso degli oltre ventidue anni di attività, ha visto mutare il contesto territoriale di riferimento riscontrando profondi cambiamenti nel quadro demografico, nella struttura della popolazione e nelle condizioni sociali, economiche e culturali di vita.
Nella società è cambiata la concezione stessa dell'anziano e della vecchiaia, con una frequente contraddizione tra affermazioni di principio e prassi generalizzate. Cambiamento che in maniera similare ha colpito la concezione stessa dei ragazzi e degli adulti. Si è giovani fino a quando? Anziani da quando? Sono domande a cui oggi è difficile - se non impossibile - rispondere.
Nel contempo, per mille motivi, sono cambiate le famiglie dove gli anziani, i giovani e gli adulti vivono.
Il disagio e il rischio di esclusione sociale sono oggi più forti che mai.
Una società come l'attuale che riceve pressioni sia al suo interno che all'esterno da fenomeni sociali, culturali e migratori nuovi, vede emergere valori differenti insieme a paure ed incertezze.
Quindi, in presenza di un tessuto sociale così articolato, quale dovrebbe essere il ruolo dei Centri Sociali? Quale il nostro atteggiamento? Quale il ruolo del Coordinamento?
Prima di tutto i Centri Sociali devono APRIRSI ALLA SOCIETA', cercare tutte le forme di collaborazione possibili sia all'interno che all'esterno dell'ANCeSCAO. Aprirsi alla Società in modo schietto e sincero e favorire qualsiasi scambio tra culture e generazioni diverse. Includere per evitare di essere esclusi.
I nostri Centri Sociali possono diventare i veri punri di riferimento per interi quartieri e territori; ne abbiamo non solo la possibilità ma le capacità.
E' necessario, inoltre, che il coordinamento comprensoriale possa esercitare il ruolo che gli compete. Non possiamo più restare divisi ed avanzare in ordine sparso.

Lorenzo Gianfelice,
Presidente A.P.S. "Rete Sociale Guglielmi" e A.S.C.R. "Guglielmi" onlus

(CONVEGNO 9 APRILE) INTERVENTO DI GIUSEPPE SALVATI, PRESIDENTE DEL COORDINAMENTO COMPRENSORIALE TERNANO-AMERINO-NARNESE





Il Coordinamento ANCeSCAO del Comprensorio ternano-amerino-narnese ha voluto impegnarsi ed organizzare questo convegno elaborando il documento che ha presentato con l'intenzione di dare un contributo fattivo alle problematiche del sociale che oggi ci troviamo ad affrontare, convinti come siamo e siamo sempre stati che ognuno deve contribuire per affrontare la situazione attuale ed un futuro sempre più problematico per le associazioni e soprattutto per le categorie di cittadini più deboli a partire dagli anziani.
Abbiamo esposto le nostre idee e le mettiamo in discussione senza avere la pretesa che siano la panacea per risolvere i problemi e con la consapevolezza delle problematiche anche economiche del momento, ma abbiamo la pretesa di essere ascoltati.
In questo intervento intendo dare il mio contributo su due problematiche: il ruolo del centro sociale e la riforma dello stato sociale.
Il centro sociale deve contribuire a combattere la solitudine che oggi l'anziano deve affrontare, utilizzando l'anziano stesso, aprire le porte ai giovani, al mondo degli immigrati, al mondo della non auto sufficienza e a quei soggetti che questa società - che la nostra generazione ha costruito - esclude; vedi tutte le problematiche che riguardano i giovani, le problematiche della famiglia, di una società allo sbando, della mancanza di luoghi di ritrovo sani, di una società dove il cittadino si salva con lo sballo con un fiorente mercato delle droghe con un'alta percentuale di tossicodipendenti.
Il centro sociale deve essere utilizzato per sviluppare idee e metterle in pratica. Quindi dobbiamo chiedere ai cittadini partecipazione, i Centri Sociali devono essere utilizzati per stare insieme, devono essere utilizzati con buona pace dei detrattori anche per giocare a carte, ballare e mangiare, sono iniziative che aiutano a combattere la solitudine in quanto, come si è detto nella relazione, oggi sono numerose le famiglie composte di anziani soli che trovano in questi momenti di svago un modo per essere meno soli.
Sicuramente non basta e nella relazione ci sono proposte secondo me importanti che le istituzioni non dovrebbero lasciarle cadere, se vogliono veramente adeguare le politiche sociali alle problematiche attuali...
Le istituzioni devono riconquistare la capacità di calarsi in basso e capire realmente ciò che necessita ai cittadini, cosa che secondo me è venuta meno, devono progettare con la partecipazione reale delle associazioni, altrimenti sono solo progetti imposti, possono essere una ottima proposta teorica che mettendola in pratica fa acqua da tutte le parti.
Quindi chiedere il contributo delle associazioni, costruire e realizzare obiettivi con loro.
Io credo che ANCeSCAO potrà sedersi ad un tavolo per discutere su un progetto teoricamente buono per portare il suo contributo ma non sarà mai il capro espiatorio di decisioni subdole.
ANCeSCAO si è dimostrata sempre disponibile, chiede e da partecipazione, disponibilità e soprattutto esige pari dignità nel rispetto dei ruoli. Solo con questi principi si è resa, si rende e si renderà disponibile a portare il suo contributo su tutte le tematiche del sociale.
ANCeSCAO, come si evidenzia nel documento, in questo territorio rappresenta 29 centri sociali con 6890 soci quindi siamo una delle più grandi associazioni, noi diciamo solo che questa nostra forza la useremo per costruire alla pari delle associazioni più piccole e cureremo gelosamente la nostra autonomia non saremo tra coloro che seguono le correnti del momento.
Vogliamo solo mettere a disposizione le nostre scelte che sono le problematiche che abbiamo messo nel documento e siamo disponibili al confronto e costruire insieme politiche sociali; quindi realizzare progetti nell'interesse delle fasce più deboli del nostro comprensorio. E' con questo spirito che ci siamo presentati a questo appuntamento e con lo stesso spirito intendiamo proseguire.

Giuseppe Salvati,
Presidente Comprensorio ternano-amerino-narnese
Presidente del C.S.S.C. Quartiere Matteotti

(CONVEGNO 9 APRILE) QUALE FUTURO PER I CENTRI SOCIALI? INTERVENTO DI GIAMPIERO PETRELLI, PRES. DEL CENTRO SOCIALE FERRIERA

Da sinistra a destra: Marcello Bigerna (Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Terni), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO), On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Giampiero Petrelli (Presidente Centro Sociale Ferriera)

Da sinistra a destra, Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente Centro Sociale Matteotti), Giampiero Petrelli (Presidente Centro Sociale Ferriera)

Da sinistra a destra: Marcello Bigerna (Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Terni), Gianfranco Lamperini (Vice Presidente Nazionale ANCeSCAO e Presidente C.S. Il Rivo), On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S. Matteotti), Giampiero Petrelli (Presidente Centro Sociale Ferriera)

Da sinistra a destra: On. Lamberto Martellotti (Presidente Nazionale ANCeSCAO), Giuseppe Salvati (Presidente Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO ternano-amerino-narnese e Presidente C.S.S.C. Matteotti), Giampiero Petrelli (Presidente Centro Sociale Ferriera)

Quale Futuro per i Centri Sociali?
Dipende, se vogliamo essere ottimisti oppure realisti, è come dire il falso ed il vero!
Un primo scoglio che dovrà superare il popolo dei Centri Sociali, di certo sarà quello delle minori disponibilità economiche da parte degli entri territoriali, e non solo, spesso capita che a fronte di pur limitate disponibilità finanziarie queste vengono dirottate per altre iniziative e scopi che poco hanno con il sociale.
E noi non siamo da meno, capita di presentare progetti ed attività che sulla carta riusciamo a dimostrare di valenza unica poi, in pratica, si rivelano dei veri flop, o addirittura non producono alcun risultato tangibile per l'utenza.
"I Centri sociali", ma siamo certi che possiamo chiamarli così? Che cosa hanno di sociale questi centri che sono scatole chiuse, solo per un'utenza particolare e definita... gli anziani! Già il nome ce lo dice: Centri Sociali per Anziani! Personalmente non mi ci ritrovo, non voglio che siano solo per anziani, tutti dobbiamo batterci per aprirli alla cittadinanza, giovani, donne, bambini, famiglie, ecc...; qualcuno penserà che voglia fare delle forzature, voglia cambiare una situazione acquisita ma, se non facciamo questo, a mio avviso, dureremo poco.
Se ci guardiamo intorno, vediamo un'esperienza di recente costituzione, l'oratorio presso la parrocchia di San Giuseppe qui, vicino a noi, ha aperto gli spazi a tutti, senza distinzione... ha fatto centro, centro nel vero senso della parola, ogni giorno giovani ed anziani, mamme e bambini si ritrovano insieme e costruiscono insieme i loro spazi secondo le varie tendenze e necessità.
Cambiano le nostre abitudini, anzi, ampliano le nostre prospettive, a me piacerebbe che centri come il mio, la Ferriera, che hanno spazi intorno, possano essere punto di aggregazione per la città, pensavamo a spazi giochi protetti per i più piccoli, che fossero a vista dei nonni, delle mamme, dove passare delle ore in tranquillità tra varie generazioni e ritrovare quel legamo che mai deve essere dimenticato tra giovani e anziani.
Abbiamo pensato ad aprire il centro in modo che venisse utilizzato tutte le ore del giorno e, perché no, anche della notte! E' difficile? Non credo se solo lo volessimo!
I bei tempi del boom economico ci hanno lasciato queste strutture, ogni giorno crescono i costi, le responsabilità, le incombenze amministrative di gestione, sembra quasi che intorno ad essi si costruisca ogni giorno qualcosa di nuovo per farli chiudere!
Poi, e mi rivolgo ai nostri amministratori, non possiamo vederci togliere di continuo spazi per ripianare debiti, o dare qualche contentino; i nostri volontari, magari non più troppo arzilli, possono permetterci di gestire giardini, piazze, sale, ecc... con modesta spesa e grande resa in quanto, essi, non hanno orario e sono più vigili degli omonimi in divisa.
E non solo coloro che non vivono la nostra esperienza ci danno contro, tra noi stessi esiste quel conflitto tendente a creare distanze; abbiamo formato un Coordinamento per essere più incisivi con l'esterno, e non riusciamo a metterci d'accordo nel suo interno, ognuno tira l'acqua al suo mulino, quote di iscrizione diverse, attività che si sovrappongono e si duplicano, assenza completa di interscambio di notizie e quasi inesistente la collaborazione!
Questo non significa che i centri stiano fermi, che non facciano nulla, vuol dire però essere poco operativi e poco presenti sul territorio.
Abbiamo delle attività che senza dubbio ci distinguono, in primo luogo il ballo che comunque raccoglie il favore di moltissimi anziani, poi il gioco variegato delle carte e da ultimo le attività turistiche che con viaggi e incontri conviviali raccolgono notevole interesse e non mancano inoltre le iniziative di mutuo soccorso verso i meno fortunati.
Non è poco ma c'è altro! Proviamo a pensare come far ritrovare qualche valore ai nostri figli, proviamo a pensare a come far stare insieme i giovani con gli anziani, le donne con gli uomini, senza creare barriere di sesso, di età ed oggi anche di origine e religione; è molto difficile, ma il Centro Sociale è proprio questo; dovrebbe essere prima Centro di Aggregazione.
Nella recente assemblea del Cesvol dissi, e qualcuno mi guardò male, dal momento che non ci sono più soldi, almeno si dia la possibilità ai centri di fare attività senza tanta burocrazia, i nostri coordinamenti, l'ANCeSCAO nazionale. ecc..., con la loro forza rappresentativa cerchino soluzioni ai nostri problemi, dovuti alla questione fiscale, a quelli della gestione delle nostre attività interne quali bar, cucine, gite, che noi possiamo e dobbiamo gestire solo con volontari e non con personale dipendente, pensiamo, ancora alla sicurezza dei nostri centri per i quali noi, presidenti, siamo "datori di lavoro" e quindi responsabili! Ma noi siamo volontari e per di più temporanei in quanto eleggibili; non siamo imprenditori.
Credo che i nostri centri possano aiutare ed in qualche caso sostituirsi agli enti territoriali per attività di supporto alle problematiche sociali, allora perché non renderci più partecipi nell'organizzazione dei programmi a breve e lungo termine.
Un ultimo accenno vorrei rivolgerlo ai colleghi presidenti, una volta per tutte mettiamoci seduti intorno al tavolo del coordinamento, che sia però quello vero, quello dove ognuno di noi, con le proprie caratteristiche e nel rispetto della propria autonomia sia di supporto all'altro in un contesto di sviluppo e crescita.
Grazie per avermi ascoltato e buon lavoro.

Giampiero Petrelli,
Presidente del Centro Sociale Ferriera

mercoledì 23 marzo 2011

9 APRILE 2011 - L'ANCeSCAO ORGANIZZA IL CONVEGNO "CENTRI SOCIALI ANZIANI, QUALE FUTURO?"


Il Coordinamento Comprensoriale dell'ANCeSCAO di Terni-Narni-Amelia, con il patrocinio della Provincia e del Comune di Terni, organizza, per il 9 aprile 2011, un convegno dal titolo "CENTRI SOCIALI ANZIANI, QUALE FUTURO?" che vuole essere un'occasione di discussione e di approfondimento tra i vari attori interessati al tema.
Il punto di partenza di tale discussione sarà la relazione approvata all'unanimità dell'Assemblea dei Presidenti dei Centri Sociali dell'ANCeSCAO del Comprensorio (per leggere la Relazione clicca qui).

Per qualsiasi informazione contattare la segreteria organizzativa ai seguenti recapiti:
- Telefono e Fax 0744/407155;

lunedì 31 gennaio 2011

CENTRI SOCIALI ANZIANI, QUALE FUTURO? - Atti preparatori del Convegno

L'Assemblea dei Presidenti dei Centri Sociali ANCeSCAO del Comprensorio di Terni-Narni-Amelia, ha votato all'unanimità la relazione "CENTRI SOCIALI ANZIANI, QUALE FUTURO?" presentata dal Coordinamento Comprensoriale.
Tale relazione sarà il punto di partenza di una discussione molto più ampia che dovrà interessare tutti i Centri Sociali del territorio per una rivalutazione del loro ruolo e della loro funzione e del ruolo e della funzione stessa del Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO.

"CENTRI SOCIALI ANZIANI, QUALE FUTURO?
I problemi degli anziani sono molteplici, crescono le famiglie di anziani soli ed emerge il problema delle condizioni di salute precarie, delle malattie croniche, della disabilità, e di servizi sanitari non sempre adeguati e presenti, ma, nonostante questo, il cittadino anziano può continuare ad operare all'interno di quella stessa società che lo ha visto attivo e partecipe del mondo produttivo, perché esso può ancora costituire una risorsa ed essere portatore di esperienze e di valori e diventare utente e protagonista nel mondo dell'associazionismo e del volontariato.
Sono molte le persone anziane con buone condizioni di salute e, soprattutto, con capacità intellettive sufficienti per partecipare attivamente ai processi evolutivi della società, seppur complessa come quella che oggi stiamo vivendo.
Le istituzioni nel riformare lo stato sociale devono saper utilizzare le disponibilità e le potenzialità che l'anziano offre.
Tenendo conto dell'importanza primaria delle istituzioni pubbliche, alle quali le varie associazioni non debbono sostituirsi ma essere di supporto, vanno incentivate tutte le iniziative che possono contribuire, sul territorio, all'articolazione di una rete di servizi in grado di rispondere alle attese dei cittadini, dando al variegato mondo dell'associazionismo e del volontariato precise regole relative alla qualità dei servizi offerti, salvaguardando le specifiche professionalità degli operatori culturalmente preparati a tali attività.
Riconsiderare la figura dell'anziano è inevitabile, anche perché le nuove generazioni, se perdesseroil contatto con le proprie origini, avrebbero un mondo nel quale i valori sarebbero sovvertiti da una tecnologia sempre più incombente e da una cultura sempre più massificata e di bassissimo livello.
Se a tutto questo aggiungiamo una futura ridotta disponibilità economica, l'unica conseguenza sarà che l'anziano verrà considerato solo come un peso per la società.
Per questo dobbiamo pensare ad un mondo in cui anziani e giovani siano protagonisti attivi con pari diritti e pari dignità ed in cui il divario generazionale sia vissuto in modo non conflittuale, ma equilibrato, gettando le basi per una politica equa per gli anziani che sia utile ad offrire alle nuove generazioni un futuro migliore e più sicuro.
Partendo da queste considerazioni e tenendo conto che i Centri Sociali affiliati ANCeSCAO nel nostro Comprensorio Ternano-Amerino-Narnese sono 29, con circa 6.800 iscritti, appare evidente che, in questa fase di congiuntura per tutti, soprattutto per le famiglie a basso reddito, per i pensionati, per i lavoratori che perdono il posto di lavoro, per le famiglie al cui interno è presente un disabile o una persona malata, non si possa iù restare insensibili, occorre incrementare lo sforzo per dare un contributo fattivo, utilizzando al meglio il tempo disponibile dei nostri Soci per contribuire al miglioramento della qualità della vita di tutti, sviluppando metodologie di lavoro a rete che consentano di elaborare proposte comuni su temi specifici tali da consentire una sicura razionalizzazione delle risorse.
Occorre effettuare un'attenta analisi delle risorse esistenti per riorganizzare, innovare, razionalizzare le attività rivolte agli anziani, e non solo, attraverso i Centri Sociali esistenti, gli enti locali, le Associazioni tutte, coordinare, concentrare e dislocare le varie attività, non sovrapporre, non ripetere, non frazionare, ma accorpare laddove le strutture consentono di ottimizzare al meglio, risorse economiche e umane, individuare tutte le attività possibili che permettano di realizzare introito da utilizzare in attività sociali, senza dover sempre e comunque chiedere contributi alle istituzioni, tentando di essere autonomi economicamente, anche attraverso una razionalizzazione severa delle spese.
Gli anziani sono depositari di antiche culture e tradizioni che, a causa dei cambiamenti avvenuti nella nostra società, vanno scomparendo, per questo occorre valorizzare e mettere a disposizione l'enorme patrimonio di saperi e di esperienze di vita presenti nei nostri Centri Sociali, attraverso l'insegnamento di vecchi mestieri, di attività artigianali, che invece potrebbero contribuire al mantenimento di una cultura che non deve assolutamente andare perduta; l'anziano è col suo bagaglio culturale, l'anello di raccordo tra il passato e il futuro, a questo scopo si potrebbe creare la "banca dei mestieri" dove i nostri Soci volontari potrebbero dare la loro disponibilità, sia per insegnare ai giovani, stabilendo un rapporto con le scuole del nostro territorio, sia per effettuare piccoli interventi di manutenzione a favore di persone anziane in evidenti difficoltà economiche.
Si potrebbe pensare inoltre di affidare ai nostri volontari il controllo e la manutenzione dei piccoli parchi e dei giochi pubblici sparsi sul nostro territorio, che spesso versano in evidente stato di degrado, in modo tale da poter portare i propri bambini in luoghi sicuri e piacevoli e, laddove possibile, si potrebbero impiantare nei pressi dei Centri Sociali veri e propri parchi divertimento per i più piccoli, dove poter giocare sotto la sorveglianza dei propri genitori e la vigilanza discreta dei nostri volontari.
Alcuni Centri Sociali sono da sempre attenti ad aumentare il livello di salute e di benessere dei propri Soci e dei Cittadini del proprio territorio attraverso l'attività fisica, ottenendo ottimi risultati, ma ora che la Regione ha presentato il Piano Regionale di prevenzione della salute, occorre che il nostro Comprensorio ne sia convinto sostenitore per una forte sensibilizzazione, verso tutta la popolazione, sui temi della prevenzione della salute della terza età e, guardando ai nostri giovani che troppo spesso perdono la vita anche nelle strade del nostro territorio, promuovere la cultura della sicurezza e la prevenzione degli incidenti.
A tale proposito si potrebbe istituire una commissione che sia espressione delle varie Associazioni interessate al progetto, che possa interloquire con la nostra ASL territoriale e con le forze dell'ordine preposte al controllo della sicurezza stradale ed organizzare un vero e proprio itinerario della prevenzione della salute e della sicurezza mirato e continuo, favorendo incontri formativi periodici presso le strutture dei nostri Centri Sociali.
Tutti i giorni viviamo vicino ai nostri giovani, ai nostri figli, ai nostri nipoti, ma alla vicinanza fisica spesso non corrisponde altrettanta vicinanza di idee, di vedute, di interessi; i nostri giovani restano lontani e distanti.
Pur nella normalità della differenza di età, che in parte giustifica tale comportamento, dobbiamo sforzarci di colmare la distanza tra noi e loro, dobbiamo trovare un punto comune su cui impostare un cammino che ci porti a capire ed essere capiti, mettendo a disposizione, dove possibile, le strutture dei Centri Sociali per organizzare incontri, facilitando la costruzione di relazioni di fiducia tra le generazioni.
L'attuale modo di considerare le persone in categorie (bambini, giovani, anziani) e programmare iniziative per ciascuna fascia di età spesso porta alla mancanza di comunicazione tra generazioni ed a creare sovrastrutture relazionali.
A questo si aggiunge il fenomeno della presenza di numerose persone di etnie diverse, con abitudini, religioni, culture, esigenze ed aspettative di integrazione sociale, alle quali potremmo aprire le porte delle nostre strutture, cercando di migliorare quelle condizioni di isolamento che spesso sono costrette a sopportare, attraverso scambi di conoscenze di usi e costumi della nostra e della loro civiltà.
Sempre e più spesso queste persone sono coloro che accudiscono i nostri anziani non più autosufficienti, con loro dovremmo interloquire mettendoli in condizioni di maggiore serenità possibile, insegnando loro la nostra lingua e aiutandole a risolvere i piccoli problemi quotidiani che incontra chi è lontano dal proprio paese.
Compito principale dei Centri Sociali è sicuramente quello di mettere a disposizione persone capaci di portare solidarietà a quelle persone meno fortunate, bisognose di aiuto, che purtroppo la società di oggi non aiuta a sufficienza; l'aspettativa di vita è cresciuta (oltre 78 anni per gli uomini, oltre 84 per le donne) ma di pari passo crescono le patologie che rendono meno autosufficiente la popolazione anziana, per questo occorre preparare ed organizzare i nostri volontari attraverso corsi di formazione mirati e continui, mettendoli in condizione di portare assistenza qualificata e responsabile, in questo settore non è possibile improvvisare, come attualmente spesso accade.
Le donne dei nostri Centri Sociali sono una presenza rilevante, se non superiore a quella degli uomini, ma spesso a tale rilevanza non corrisponde altrattanta presenza nei nostri Organismi direttivi, anzi non rispecchi assolutamente l'impegno che le donne profondono nelle attività rivolte ai nostri soci ed ai cittadini del nostro territorio la loro conoscenza della vita, l'esperienza nell'affrontare quotidianamente i problemi all'interno della propria famiglia, nei luoghi di lavoro, nella società; la loro disponibilità verso gli altri è sicuramente fattore di crescita qualitativa della nostra organizzazione.
Un ruolo più determinante e determinato delle donne è fondamentale per sfatare quel comportamento maschilista che, troppo spesso, è presente nei nostri Centri Sociali, per ricercare e trovare quegli spazi necessari dove poter dialogare, confrontarsi, progettare, intrattenersi nel rispetto di quele regole etiche indispensabili per assicurare una corretta via associativa a tutti.
Sarebbe auspicabile la costituzione, anche a livello Comprensoriale, di un "Coordinamento Donne" che possa rappresentare la realtà locale ed interagire a livello regionale e nazionale.
In conclusione, questa relazione vuole stimolare una discussione più approfondita e più qualificata che dia inizio ad un percorso virtuoso e propositivo, che possa andare verso una rivalutazione del ruolo e della funzione dei Centri Sociali sul territorio trasformandoli in "Centri Polifunzionali di Socializzazione" aperti a tutti e che assegni al Coordinamento Comprensoriale ANCeSCAO quel ruolo determinante ed incisivo, necessario per una politica sociale che, fermo restando la giusta autonomia di ogni singolo Centro, vada verso un obiettivo comune sviluppando quel serio lavoro a rete che ormai non è più rinviabile, pena la sopravvivenza dei Centri stessi."

domenica 23 gennaio 2011

COS'E' L'ANCeSCAO

L'ANCeSCAO (Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti) è una associazione democratica, apartitica che agisce in totale autonomia, non pone alcuna discriminazione di carattere politico, religioso, sociale, di razza, di colore o nazionalità d'origine (Art. 4 dello Statuto), senza finalità di lucro.
Associazione di promozione sociale riconosciuta ufficialmente dal Ministero dell'Interno con il D.M. n. 559/C.4749.12000.A (113) del 4 marzo del 1994 quale "Ente nazionale a finalità assistenziali".
E' iscritta all'Albo Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale al n. 35.
Ad essa aderiscono 1.210 Centri soiali e Culturali per Anziani (al dicembre 2006) dislocati in tutte le zone del Paese con oltre 350.000 soci aderenti.
12 marzo 1990: nasce l'Associazione con atto del notaio dr. Pasquale Candito di Bologna, quale Coordinamento Nazionale dei Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti. Il nome orti p stato inserito nella denominazione in quanto al Coordinamento possono aderire i Comitati di gestione delle zone ortive assegnate alle persone anziane dagli Enti locali.
4 marzo 1994: il Ministero dell'Inteno decreta che l'Associazione Nazionale dei Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti, in quanto riconosciuta ente a carattere assistenziale, è ammessa ad avvalersi delle disposizioni di cui all'art. 3, sesto comma, lettera E, della legge 25 agosto 1991, n. 287.
7 dicembre 1997: viene emanato il decreto legge 460, che nel ridisegnare le norme tributarie attribuisce agevolazioni fiscali individuando due nuove figure giuridiche: le associazioni di promozione sociale e le onlus.
8 dicembre 2000: viene emanata la legge 383, che disciplina le associazioni di promozione sociale. Questa legge definisce più compiutamente la nuova persona giuridica (già individuata nel decreto legge 460/97), la disciplina civilmente, detta le regole per il riconoscimento di queste associazioni, attribuendo altre agevolazioni.

Clicca qui per scaricare lo Statuto Nazionale ANCeSCAO (approvato dall'Assemblea Nazionale a Pesaro il 7 ottobre 2010)

Gli organi istituzionali
L'attività dell'Associazione si sviluppa a livello territoriale tramite i Coordinamenti Regionali e Provinciali.
Gli organi dell'Associazione sono:
  • l'Assemblea Nazionale dei delegati
  • il Consiglio Nazionale
  • il Comitato delle Regioni
  • l'Esecutivo di Presidenza
  • il Presidente Nazionale
  • il Presidente del Consiglio Nazionale
  • il Collegio dei Revisori
  • il Collegio dei Probi Viri
Sono Soci tutte le persone iscritte ai Centri Sociali Anziani, costituiti in Associazioni e Comitati, presenti nei diversi territorio, operanti nella maggior parte in convenzione con gli Enti Locali.
I Centri Sociali Anziani e i Comitati Anziani sono in realtà autogestite, ove viene offerto un importante contributo sociale di mutuo volontariato, rivolto quindi in modo prioritario agli stessi associati, al contrario delle onlus che propongono i propri servizi a favore di terzi.

Organigramma:
Presidente Nazionale Lamberto Martellotti
Vice Presidente Gianfranco Lamperini
Tesoriere Angelo Formica
Presidente Consiglio Franco Milani
Vice Presidente Ivonne tordini
Membri Esecutivo Gianni Artini, Angelo Formica, Gianfranco Lamperini,  Lamberto Martellotti, Arnaldo Picchetto, Renzo Tasselli, Natale Zanchi

Gli obiettivi dell'ANCeSCAO
Fine principale è quello di aiutare gli anziani a vincere la solitudine e l'emarginazione proprie della vecchiaia, causa dell'acceleramento del decadimento psicofisico delle persone non più giovani.
Scopo dell'Associazione è di:
  • coordinare, collegare e stimolare le iniziative e le attività degli organi aderenti;
  • promuovere, a tutti i livelli, iniziative di difesa della pace, dell'ambiente e per una nuova qualità della vita;
  • fornire tutte le iniziative tendenti a realizzare attività culturali, ricreative, artistiche, ginnastica di mantenimento, turismo, soggiorni, cure termali, coltivazioni orti e altre attività che possono favorire e consolidare la socializzazione degli anziani.
L'esperienza ortiva

Le zone ortive costituiscono un elemento non secondario né marginale della nostra associazione, non soltanto perché lo Statuto prevede che i vari comitati di gestione degli orti possano aderire all'ANCeSCAO, ma soprattutto in quanto le zone ortive rappresentano una importante forma di aggregazione e di lotta al decadimento della qualità della vita.
Ci sono sicuramente esperienze diversificate a seconda di dove sorgono le zone ortive, ma riferendo delle notizie riferentesi alla zona di Bologna crediamo di non andare molto lontani da un quadro di riferimento globale.
A Bologna l'esperienza degli orti nasce negli anni 1980 e 1981 con i seguenti obiettivi:
  • evitare l'isolamento dell'anziano;
  • contribuire a mantenerlo autosufficiente;
  • permettergli un sano impiego del tempo libero;
  • facilitargli occasioni d'incontro, di discussione e di vita sociale.
Il terreno dei vari orti era e rimane di proprietà comunale. La gestione dei vari appezzamenti è tuttora affidata agli anziani in pensione. Oggi, dopo oltre venticinque anni di esperienza le aree ortive sono circa 20 per un totale di 3000 orti.
Inizialmente, quando gli orti nacquero, gli assegnatari erano prevalentemente ex contadini, ex braccianti che a seguito dell'industrializzazione degli anni Cinquanta e Sessanta erano emigrati dalle campagne verso la città per lavorare nelle fabbriche e, al momento del pensionamento, avevano ricercato in città, attraverso la cura dell'orto, un ritorno alle origini.
Oggi gli ex agricoltori non superano il 6% degli assegnatari, mentre gli altri sono ex operai, tecnici, impiegati, commercianti, casalinghe, poliziotti, carabinieri, informatici.
Un rilevamento datato 2005 suddivide così l'età degli assegnatari:
  • circa 20% hanno meno di 60 anni;
  • circa 20% hanno meno di 60 anni;
  • circa il 30% ha oltre 70 anni.
Esiste un apposito regolamento (elaborato dal Coordinamento provinciale ANCeSCAO di Bologna in piena collaborazione con l'Assessorato alle politiche sociali del Comune) che prevede:
  • una Assemblea annuale per ogni zona ortiva per eleggere il Presidente e il Comitato e per discutere il bilancio;
  • l'uso esclusivo di concimi organici;
  • le regole per un opportuno risparmio idrico;
  • le disposizioni per combattere la zanzara tigre;
  • la conduzione dell'orto come un arredo urbano.
Per completare il quadro e nel contempo ampliarlo a tutta la Provincia si può notare:
  • che in 23 Comuni è maturata l'esperienza degli orti che hanno raggiunto complessivamente quasi le 3000 unità;
  • che orti con analoghe tipologie ci sono anche in Umbria, Toscana, Puglia e Lombardia;
  • che le donne rappresentano circa un terzo del totale degli assegnatari.
I Centri Sociali autogestiti dagli anziani
I Centri sono sorti prevalentemente per consentire che le persone anziane potessero da un lato aggregarsi e dall'altro socializzare. La caratteristica che distingue la nostra esperienza da altre similari è l'autogestione e il totale volontariato di chi presta la propria opera per il funzionamento del Centro stesso.
Se vogliamo analizzare più profondamente la natura dei Centri, possiamo notare che a queste due primarie finalità si sono progressivamente aggiunte la solidarietà verso i propri coetanei, un'attenzione sempre più consapevole alla conservazione della propria salute, una ricerca di una qualità di vita più elevata. Tuttavia, nella fase iniziale, il carattere della solidarietà è sempre stato orizzontale, ossia verso i Soci.
Successivamente (e questo costituisce un elemento qualitativo di crescita di non poco conto) si è passati da una solidarietà orizzontale ad una verticale, ponendo attenzione agli altri, ai loro bisogni e al modo più adeguato per poterli in qualche modo alleviare. Questa qualificazione si è poi accompagnata con una sempre maggiore attenzione alle tematiche culturali e alla collaborazione con le altre Associazioni del territorio.
Oggi, sia pure con le dovute differenze legate sia alla dimensione che alla potenzialità dei singoli Centri, si può dire che le attività portanti siano:
  • l'aggregazione, che rimane un elemento fondamentale per non lasciare l'anziano nella propria solitudine;
  • la socializzazione, ossia lo stare insieme per realizzare un sia pur minimo progetto (dalla partita a carte al consumo delle crescentine, dal ballo popolare al gioco della tombola, dal gioco degli scacchi a quello del biliardo);
  • la cura della propria salute, sia fisica coi corsi di ginnastica dolce che mentale con vari corsi di ginnastica della mente;
  • l'informazione medica, con apposite conferenze sull'alimentazione e sulle modalità di condurre la propria vita programmate unitamente a varie Associazioni;
  • la prevenzione, che costituisce il miglior antidopo nei confronti delle malattie;
  • la conservazione della memoria, tramite dapprima la raccolta di testimonianze ed immagini del passato (dai mestieri scomparsi a come si svolgeva la vita economica di un tempo, dai fotoconfronti tra angoli attuali e quelli di una volta ai giochi che si facevano), poi attraverso la pubblicazione di volumi che tramandassero la vita di un tempo;
  • l'arricchimento culturale, dai corsi di pittura alla frequentazione teatrale, dai gruppi di lettura alla visione di film per approfondire particolare tematiche, dalla pratica teatrale alle palestre di scrittura (queste attività trovano in parte il coinvolgimento anche delle scolaresche del territorio);
  • il turismo etico e solidale, tramite gite, gemellaggi e soggiorni che sappiano unire al giusto desiderio di trascorrere momenti sereni l'opportunità di coltivare la conoscenza dei costumi, delle usanze e della storia culturale e sociale delle località ospitanti;
  • il rapporto intergenerazionale, attuato con modalità diversissime a seconda dei Centri coinvolti, teso a consolidare quel legame tra generazioni che da un lato garantisce la conservazione della memoria e dall'altro rinsalda gli indispensabili rapporti di continuità affettiva e sociale;
  • l'attenzione alla solidarietà, manifestata concretamente attraverso la gestione di attività il cui utile viene investito in progetti sempre più mirati a coinvolgere anche le Istituzioni per dare un maggior risalto e peso al nostro intervento (alcuni esempi recenti sono stati l'avviamento di un posto di pronto soccorso in Kosovo, una scuola nel Chiapas, un punto di primo soccorso in Afghanistan, una dotazione di strumenti agricoli per i "senza terra" brasiliani, l'ospitalità ai bambini di Cernobyl, le donazioni fatte sia all'ANT che alla Lega contro i Tumori, il progetto di ricostruzione di un villaggio e delle attrezzature per la pesca dopo lo tsunami);
  • la conservazione di alcune attività artigianali, dal ricamo alla cucina, con una particolare attenzione alla costruzione di bambole di pezza, sia le "Pù" che le Pigotte per l'UNICEF;
  • la conoscenza e il rispetto per le altre culture, in altri termini una politica dell'accoglienza capace di favorisce il sempre più corretto inserimento dei "nuovi cittadini".
Diritti e Doveri
Diritti dei Centri:
  • di godere della loro autonomia nello svolgimento dell'attività sociale nei limiti e nel rispetto delle leggi, delle norme di autoregolamentazione (Statuto e Regolamento), delle convenzioni e degli accordi con le Istituzioni locali;
  • di ricevere da parte del Coordinamento provinciale un'adeguata informazione ed assistenza sugli aspetti gestionali della loro attività;
  • di concorrere, attraverso la presenza di loro rappresentanti negli organi statutari, a determinare le linee guida dell'associazione a livello provinciale, regionale e nazionale;
  • di avvalersi dell'apporto dei Coordinatori di zona per sostenere e diffondere le iniziative sviluppate su base territoriale.
Doveri dei Centri:
  • di assicurare nello svolgimento delle proprie attività il rispetto delle normative, delle convenzioni e degli accordi con le Istituzioni locali, ispirandosi ai principi della democrazia, della suddivisione delle competenze, dei comportamenti etici, della solidarietà e dell'accoglienza;
  • di garantire il rispetto delle linee di indirizzo politico-gestionale e delle indicazioni tecnico-operative espresse dalle Commissioni e dal Coordinamento;
  • di favorire la partecipazione dei soci alla vita associativa e al funzionamento delle strutture e degli organi interni;
  • di sviluppare un ampio e continuo rapporto con enti, istituzioni ed altre associazioni del territorio;
  • di agevolare i Coordinatori di zona nella loro attività di raccordo;
  • di garantire la piena regolarità e trasparenza della gestione sia operativa che amministrativa;
  • di sviluppare un'adeguata informazione sulle finalità e sulle attività del Centro.
Diritti dei Soci:
  • di avere libero accesso alle sedi dei Centri e di partecipare a tutte le attività da questi promosse (qualora non siano riservate espressamente agli iscritti di un singolo Centro);

  • di richiedere un programma diversificato delle attività che possa coprire il più ampio raggio di interessi, esigenze e bisogni;

  • di esercitare la facoltà da un lato di far parte degli organi direttivi, d'altro canto di contribuire con suggerimenti e proposte relative alla sempre migliore formazione dei programmi;

  • di essere puntualmente e costantemente informati sulle attività svolte dal Centro e sui principali atti adottati dal Comitato di gestione.


  • Doveri dei Soci:
  • di partecipare attivamente alla vita associativa, sia con la presenza alle Assemblee che dando adesione alle varie iniziative, assicurando la propria collaborazione attiva come volontario;

  • di contribuire con forme di liberalità, in aggiunta alla quota sociale, alla costituzione delle risorse finanziarie necessarie per il pieno funzionamento del Centro;

  • di intrattenere rapporti corretti e leali nei confronti dei dirigenti, degli operatori e degli altri soci del Centro;

  • di usufruire delle attività e dei servizi del Centro nel rispetto sia degli ambienti che degli strumenti in essi contenuti.